L'eroe del Gargano di Lidia Croce





Diomede, eroe argivo, simbolo orgoglioso di civiltà e virtù, svetta su Peschici come un michelangiolesco David pugliese, protettore e guardiano del Gargano, nella monumentale bronzea interpretazione dell'artista Lidia Croce.

Opera prima di una serie di sculture monumentali dell'artista che andranno a costituire un prezioso parco all'aperto di sculture, dove dialogheranno fra loro la storia, la leggenda e la cultura del Gargano: l'arcangelo Michele, il monumento all' Amore in Vico del Gargano di cui S. Valentino e' patrono e Diomede. La prima di esse è appunto dedicata al valoroso e intrepido re di Argo, figlio di Tidèo e di Deifile, l'acheo vincitore a Troia, compagno di Odisseo, il quale, tornato in patria, scopre il tradimento della moglie Egialea e, lasciando la casa, ritorna all'avventura salsa del mare, alfine approdando sulle coste del Gargano, si insedia alle isole Tremiti (chiamate Diomedee) e in Puglia dove rimane per sempre, fondando Brindisi e altre città, altre case, creandosi una italica oikos. I suoi compagni, invece, sono trasformati da Afrodite in aironi, le diomedee, che del mare vivono accompagnano l'eroe greco nell'ultimo suo viaggio e accolgono gli elleni che giungono in Italia.

Moderno ed antico al contempo, classico nella sua innovativa concezione, il Diomede di Lidia Croce, alto due metri e mezzo, risolve la tradizione in forme del tutto originali. Il policleteo contrapposto della statua (come quella, ad esempio, col medesimo soggetto che si trova al museo nazionale di Napoli), si risolve qui in modo nuovo e attuale; si spartisce la figura in una dicotomia salda e fiera, che non è iato ma sintesi della natura fisica e di quella morale, ché l'uomo è corpo e spirito e la persona, il "soma", l'identità sua più profonda, connubio dei due aspetti. Una figura femminile, piccola kore, funge da contrappunto al kouros gigantesco, ma anche significa la dea protettrice e consigliera dell'eroe, Atena, grazie all'aiuto della quale, avendogli a Troia tolto la caligine dagli occhi, poté il guerriero Diomede ferire il dio Ares. Nell'anatomia possente dell'uomo si fondono elementi eterogenei e significanti: un tempio dorico, un capitello stilizzato un teatro classico, uno scudo con un piccolo cavallo, simbolo di prontezza (vedi i Dioscuri capitolini), ed ancora impetuosi cavalli come le onde del mare da cui arrivò. Summa, dunque, delle sue esperienze, Diomede, diviene il lare protettore della regione, il genius loci, colui che recò la civiltà greca sulle coste della Puglia, introducendo la cultura e la tecnica, come l'arte del bronzo (e gli scavi presso il Grottone di Manaccora vicino Peschici ben testificano le radici storiche del mito). La statua è plasmata senza braccia, poiché l'anima, il cuore, l'essenza della Grecia è quello che l'eroe introduce di se nel Gargano.

Quindi il Diomede della scultrice racconta la sua storia attraverso le forme, anzi le forme medesime costituiscono la storia; e l'opera trascende se stessa, diviene un assoluto, simbolo "aere perennius", più duraturo del bronzo in cui è forgiata.



Piergiacomo Petrioli



Siena, settembre 2005




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