Una radice di vita nel cielo


TOSCANA oggi 17 gennaio 1993


Segno dell' arte, indubbio e subito affascinante, la forma, il linguaggio. I contenuti, per assurgere a valore e significato di arte, se non trovano la via della forma, non trovano nemmeno quella dell'arte: arte come ri-creazione, poiesis, come dicevano i greci, poesia.Ebbene, cio' che colpisce nelle sculture e composizioni di Lidia Croce, un suo inconfondibile linguaggio, una ricerca ormai esperta, ma non conclusa, data l'urgenza interiore che anima le sue figure e che sempre si rinnova. Formale o informale la sua arte? Nei momenti piu' felici una miscellazione equilibrata tra realta' e simbolo, tra figura e interpretazione, tra soggetto e oggetto e, secondo me, i momenti piu' felici li riconosciamo quando affronta la tematica religiosa. Ma prima di dire altre cosee, sara' bene avvertire che la Croce, la quale da tempo abita a Siena, e quindi vicino ai grandi esempi della grande scultura quattrocentesca senese, e abita nella campagna(che gia' paesaggio dispirazione= attrorno alla vecchia Certosa, originaria delle Puglie, terra di Magna Grecia, quindi di atavica cultura ellenica. Quando noi vediamo l'uso e l'abuso(uso, voglio dire, frequentissimo) delle scanalature con cui l' artista tormenta e quasi scarnifica la terra cotta, vengono subito a mente quelle inquiete onde di mare che certe sculture greche tanto amavano, come movimento e segno quindi di anima e di animazione, spia di qualcosa che mette in azione, a modo di destino irrefrenabile, le cose e l'uomo con loro. E' segno, come sopra dicevamo, di una tensione della potenza all'atto, dal meno perfetto al rifinito, pur senza stabilire e nemmeno farne intravedere, la conclusione.


Mons. Gaetano Bonicelli, arcivescovo di Siena, nel 3 anniversario del suo arrivo in questa citta', ritratto accanto alla scultura di Lidia Croce.




E' proiezione verso l'orizzonte mobile dell' arte. Nella Chiesa di S. Maria in Provenzano, da Natale, campeggia, addossata ad un altare laterale, una terra cotta rossa di ampie proporzioni, intitolata dall' autrice "Maternita'". E' una donna-albero della vita. Puo' leggersi come Eva (maternita' naturale= o Maria (Maternita' divina). Dal seno della madre scaturiscono raggi e onde che salendo sul corpo materno ed esplodendo fuori, molto in alto, si evolvono nelle testine di vivissimi fanciulli, si arriva a dare cosi' plasticamente l'immagine della vita, una vita generata dal mondo della donna che nel salire sembra cercare la sua radice non nella terra ma nel cielo. Si raggiungono effetti di altissima religiosita' che pero' non rinnega la terra come fenditura da cui la vita accolta rinasce, una sorta di manifestazione sintetica, del divino e del terrestre. Della Croce ho visto pure un fonte battesimale e una crocifissione. La crocifissione vanifica la tradizionale tragicita' del Crocifisso storico, in genere colto nell'atto della morte, perche' nella nostra scultrice crocifisso-resurrezione, anzi piu' resurrezione che crocifissione. Il fonte battesimale tutto un rincorrersi di acqua viva, ossia acqua che corre, non acqua che ristagna, sotto i dominanti occhi del profeta battezzatore Giovanni. Le acque in una ardita metamorfosi formale trapassano in figure di infanti-angeli, dai visi parlanti, e quasi adulti per il lampo di gioia consapevole che fuoriesce dai sorrisi e dagli sguardi. E' un'opera che molti vorrebbero vedere e avere nelle loro chiese, non disdicevole nei piu' diversi contesti stilistici, data la classicita' naturale originariamente evidenziata.








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