IL “PATHOS” DELLA VITA NELLE TELE DI LIDIA CROCE



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Iniziata stamattina alle 11 nella hall del Comune di Peschici, durerà cinque giorni la mostra delle opere realizzate da Lidia Croce, senese di adozione e amante della terra garganica. Cinque le tele esposte, per narrare altrettanti momenti di riflessione dell’artista.

Filo conduttore dei lavori, la sua sensibilità ai temi legati all’ambiente e agli effetti che l’azione umana provoca su di esso. E così, scorrendo le opere esposte, ci s’imbatte prima nello studio su tela di una scultura appena realizzata, “Maternità” (foto 1 sotto; ndr), poi in quello di “l’Ecologo” (2005 - foto 2), dove tre elementi essenziali della vita (ossigeno, ozono e anidride carbonica) circondano la figura umana centrale, stilizzata, perno dell’universo.

Si arriva quindi al “Diomede” (foto 3), studio della scultura bronzea dedicata dall’artista alla città di Peschici – fa bella mostra di sé in fondo a corso Garibaldi - con lo sguardo orientato verso le isole che prendono nome dall’eroe acheo, Diomedee (diventate nel tempo Tremiti). Altra opera importante, di notevoli dimensioni (mt. 3,00 x 1,50), realizzata nel 2004 e ospitata nella Sala Giunta del Comune di Peschici, è “Il risveglio di Kàlena” (foto 4). Un orologio fermo sul 9° secolo (fondazione dell’Abazia) proietta verso l’altro lato del quadro, attraversandolo per intero, l’equazione einsteiniana della quarta dimensione - il tempo - che risveglia l’Architettura e dà forma agli archi e alle volte delle chiese di Kàlena. Sullo sfondo una Peschici ancora acerba (stile Conversano; ndr), povera di case e insediamenti turistici.

Infine, l’opera più recente, quella che più di ogni altra racconta con incredibile realismo i tragici momenti del 24 luglio 2007. “Fuoco a Peschici”, il titolo della tela che fissa indelebilmente la drammaticità di quelle ore. Scorrendo l’olio dal vertice alto a sinistra, si può riconoscere la sagoma di un auto tra le fiamme e sotto due corpi abbracciati (i fratelli peschiciani carbonizzati; ndr - foto 5), quindi figure umane protese verso il mare. Proprio il mare, unica via di fuga, salvezza di migliaia di persone, occupa il centro del dipinto, sul quale si vede chiaramente la scia della speranza di sopravvivere che arriva fino al porto di Peschici, approdo e ricovero degli scampati alle fiamme. Ancora, nella parte bassa, si distinguono nettamente bambini e adulti che chiedono e ricevono aiuto dalle braccia tese dei pescatori che, con le proprie barche, recuperano centinaia di sfollati. Quest’ultima sezione vuole rappresentare la sintesi delle molteplici vicende occorse in quei concitati momenti.

“Mentre stavamo arrivando a Baia delle Zagare a bordo della mia barca nel consueto giro delle Grotte - racconta intanto un invitato all’inaugurazione - abbiamo visto colonne di fumo nero alzarsi altissime nel cielo alle spalle di Vieste, in direzione Peschici. Subito si è capita la gravità dell’incendio, alimentato dal fortissimo vento di libeccio che quel giorno soffiava a 36/38 nodi (circa 66 km/h). Immediatamente decidemmo di tornare indietro, verso Peschici, perché qualcosa di grave stava accadendo.”

Chi parla non è altri che Nicola Costante (foto 6), comandante del “Peschici”, la motobarca tra le prime a prestare soccorso ai rifugiati in mare, che Lidia Croce ha voluto rappresentare nel quadro. “Coi motori ‘avanti tutta’ - continua - ci siamo precipitati in direzione del fumo che, come previsto, ci ha portato nella baia di San Nicola, dove la situazione disperata era sotto gli occhi di tutti. Nonostante il carico di passeggeri a bordo, non ho potuto dire di no alla richiesta di soccorso che arrivava da una decina di donne e numerosi bambini stipati su un piccolo gommone che imbarcava acqua e stava per affondare. Poi, con l’appoggio delle motovedette di Carabinieri e Guardia di Finanza siamo riusciti a trasbordare tutti i passeggeri e gli sfortunati turisti”.

Il racconto del comandante Nicola, fatto vicino al dipinto del “Maestro” Croce, ha dato a tutti l’impressione di rivivere le ore concitate di quella maledetta giornata (foto 7). E la mostra ha proprio l’obiettivo di trasmettere ai visitatori le emozioni che l’artista prova nei vari momenti di permanenza in terra garganica e sapientemente traduce in segni sulla tela, anche “sanguigni”, per poi dare loro tridimensionalità riportandole in future sculture.



Domenico Martino








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