Il saliniere di Puglia
Studio per un’opera in bronzo di Lidia Croce

È il monumento all’identità culturale salinara. Ma forse nel paese delle saline non lo vedranno mai. Per il momento i suoi abitanti devono accontentarsi di uno studio, realizzato in olio su tela, dalle dimensioni imponenti (160 x 240). Tuttavia l’artista Lidia Croce, autrice dell’opera, non demorde e continua a immaginare il suo progetto incastonato nel panorama di Margherita di Savoia, città del sale alla quale è unita da un forte legame affettivo. La tela è rimasta esposta per oltre due mesi a Palazzo di Città calamitando gli sguardi della gente del luogo, che in quell’immagine può rivedere le sue stesse origini. L’opera, che come detto rappresenta uno studio per un monumento in bronzo, riproduce la figura stilizzata di un saliniere a torso nudo, intento alla sua fatica quotidiana. Attorno a lui ruotano gli elementi naturali che ogni giorno collaborano all’eterno ripetersi della formazione di nuovi cristalli di sale, caratteristica essenziale dell’identità di questo piccolo paese della Puglia: il mare, con le sue onde spumeggianti, che attraverso un complicato sistema di canali dà la sua forza ai placidi bacini della salina; il vento, che si rivela dai capelli mossi del saliniere e che tanta parte riveste nella formazione di nuovi cristalli di sale; infine nel quadro ritornano elementi grafici che del sale ricordano la composizione chimica: H (idrogeno), He (elio, che a sua volta richiama l’effetto dei raggi del sole sulla salina) e H2O (acqua). H + He + H2O = NaCl, ossia cloruro di sodio. Più semplicemente, sale. Ecco riprodotti attorno alla virile figura del saliniere gli elementi naturali e i loro simboli grafici che, come in una eterna danza, rinnovano ogni giorno il piccolo miracolo della creazione all’interno dei bacini della salina. L’artista rende l’immagine visiva delle distese di sale che brillano sotto il sole della Puglia con dei riflessi color oro, come quelli che la salina sprigiona nei tramonti d’estate. Sottili giochi di colore che, attraverso elaborate tecniche di politura, la Croce già immagina nell’opera in bronzo. Dallo studio su tela si intuisce come la figura del saliniere venga ricondotta - attraverso le sue linee scolpite, rigorose, geometriche - alla natura stessa del suo inseparabile compagno di vita, il cristallo di sale. Un’opera che rappresenta una sintesi antropologica dell’identità culturale del luogo. Nella visione di Lidia Croce l’arte si propone dunque come punto di partenza per la promozione turistica del territorio, secondo una lettura che l’autrice ha già presentato con successo in numerose località del Gargano. La proposta per la realizzazione di una scultura in bronzo (o, in alternativa, di una riproduzione in terracotta su scala ridotta) è stata già formalizzata all’amministrazione comunale di Margherita di Savoia ma per il momento, rivela l’artista, è in stand by. Ad onta della sua bellezza e dei suoi marcati richiami con il territorio, l’opera rischia dunque di non vedere mai la luce. O di essere costretta ad “emigrare” verso altri lidi (si pensi, ad esempio, a Cervia) dove la lavorazione del sale ha saputo creare ricchezza diffusa. Sarebbe l’ultima analogia fra la figura pensata da Lidia Croce ed il saliniere di Margherita di Savoia. La più amara.

Siro Palladino





Il ''demone''creativo



Una rassegna di opere sulle caratteristiche peculiari del paesaggio e dell'identità culturale salinara.

Lidia Croce, scultrice e pittrice, non è margheritana, ma, secondo un destino comune a molti, il suo animo d'artista è rimasto letteralmente folgorato dalla primordiale bellezza degli scenari naturali di Margherita di Savoia e delle sue pulsazioni vitali,antiche ma sempre attuali:il ''demone''dell'arte si è cosi' impossessato di lei..inducendola a dare forma plastica e viva alle sue creazioni della sua mente di artista.Le sue opere già esposte in sedi prestigiose come Siena, Firenze,Venezia,Milano e Los Angeles, tornano , per cosi' dire, ''a casa'',nell'habitat naturale che ha portato alla loro creazione.Queste produzioni artistiche ,che siano tele o bozzetti in argilla,sono pregne di una ''salinarità'' in divenire,intesa come caratteristica peculiare di un popolo che, nonostante lo scorrere del tempo,trova nelle suo origini un richiamo ancestrale che lo induce a perpetuare gesti che hanno trasceso ormai la dmensione del quotidiano per entrare nella sacralità,come un'allegoria dell'eterno rinnovarsi della vita. Cosi'ne ''Il Saliniere''(olio su tela,cm 160 x 192) si ripete l'antichissimo rituale della trasmutazione -attraverso il sapiente lavoro dell'uomo- dall'acqua al sale, efficacemente esplicitato nel passaggio dai colori freddi del mare ai colori caldi della salina, fino ad esplodere in un sole cocente che, in un fortissimo richiamo allegorico,assume i connotati del cristallo di sale, autentico''sole''di vita per generazioni e generazioni di margheritani.L'uomo, dunque, diviene demiurgo,creatore di materia rinnovata: un concetto che,in forma diversa, ritorna ne ''il pescatore di sirene'',autentico trionfo della potenza dell'uomo, esplicata attraverso la sua capacità di farsi egli stesso rete,per catturare nell'attimo immortale della gloria la sua preda, in un'immagine dal dilagante potere seduttivo. In ''ramsar''invece ritorna il motivo dell'affascinante singolarità del territorio margheritano, che riassme in sè, come in una danza dionisiaca, tutte le forme viventi della zona umida(da qui il titolo, mutuato dalla Convenzione di Ramsar, con la quale vennerodelimitate le zione umide ricadenti nel baino del Mediterraneo): tutti, dall'uomo agli uccelli fino alle piante acquatiche,vengono posti in un rapporto di insonomia, sintetizzato dallo schema del DNA della materia vivente che è stato riprodotto nell'opera. Ne ''La pesca a sciabica'' si possono cogliere scene di vita vera, impreziosite dall'attenzione per il particolare, che definisce l'essenza piu' intima del pescatore margheritan: la fatica del suo lavoro contrapposta all'ansiosa attesa di chi e' in procinto di godere finalmente dei frutti dell'ingegno e degli sforzi dell'uomo. Un'opera che, dunque ,esalta ancora una volta la potenza umana, in una visione quasi illuministica che rivaluta l'umile lavoro del pescatore, assunto a misura della sua specificità culturale ed antropologica.In ''Migrazioni'' si puo' invcece trovare un aspetto piu' marcatamente contemporaneo della nostra terra, caratterizzata dal continuo andirivieni di uomini e di animali che vanno e che vengono, testimoni di un'espansione della vita in un jcontinuo divenire, che apre le porte a migrazioni future, quando sara' l'intero cosmo ad essere oggetto di questa ''invasione'' pacifica e positiva. Ma dove il pesaggio margheritano trova la sua massima esaltazione è in '' La creazione dell'Acqua'', laddove il soffio vitale che anima la materia trova il suo culmine nella figura umana che racchiude in sè il punto d'arrivo della Creazione divina. Una ''salinarita'' che ritorna nel tema del gigantesco cristallo di sale che si staglia maestoso al posto del sole, nelle colonie di aironi che nidificano nella zona umida, nelle figure umane piu' piccole che lavorano la terra, nei reperti archeologici che riportano Margherita alla sua dimensione più remota. Una proposta: il paese delle saline ancora oggi non presenta alcun monumento che sintetizzi la sua identità culturale. Ognuna di queste opere suggerisce un suo ideale prolungamento in una forma plastica che vada a colmare questa sgradevole lacuna: potrebbe essere una buona occasione per rimediare....


SIRO PALLADINO


dal settimanale ''PROTAGONISTI''



per contattare Lidia Croce: miosire@yahoo.it








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