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Primo capitolo del libro ''Chi ha tradito Bruno Groening - cap.1 : -Una storia indimenticabile-'' di Lidia Croce



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Ritratto di Bruno Groning realizzato da Lidia Croce 09/10/2015








E' stato esposto in settembre 2015,nel convento di S.Maria delle Grazie nella chiesa di S. Nicandro, con omelia del parroco il dipinto "Adamo ed Eva"

<> Esposizione in estate 2015 de "Il Saliniere (alle terme di Margherita di Savoia) ed "I Tuffatori dalla rupe di Peschici" (all' ufficio turistico di Peschici).
Esposizione sempre in estate 2015 del Ritratto di Re Manfredi al circolo velico sul porto di Manfredonia

I due alberi dell’Eden

di Lidia Croce (olio su tela, 160 x 200 cm)



In esposizione nell’atrio del Palazzo di città di Peschici



Lidia Croce continua a stupirci! Nella mente di chi si pone di fronte al dipinto I due alberi dell’Eden, 160 x 200 cm, si forma spontaneamente la parola capolavoro. Questa volta non si tratta di uno dei mirabili bozzetti ideati come progetti di altrettante sculture di grandi dimensioni, ancora in attesa di mecenati o pubbliche committenze. No, ci troviamo qui, di nuovo, davanti a un’opera di pura pittura della magnifica autrice di tante e vastissime creazioni (pensiamo all’incantevole Agrumeto garganico, già nella disponibilità dell’Ente Parco del Gargano, e del suo presidente Stefano Pecorella, che potrà essere esposta nel relativo padiglione all’Expo).
La cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre è uno dei temi culto della storia della pittura di ogni tempo. La novità, introdotta da Lidia Croce, consiste nella raffigurazione non di uno ma di due degli alberi presenti nel giardino edenico, l’albero “della vita” e l’albero “della conoscenza del bene e del male”. L’accento nel dipinto è posto proprio sulla conoscenza dei meccanismi che possono riportare l’umanità alla condizione edenica dell’immortalità. L’albero è avvolto dalla doppia spirale del DNA, mentre i due princìpi del maschile e del femminile sono uniti dalla ctonia spira serpentina (intorno alla gamba sinistra di Adamo e alla gamba destra di Eva). A sovrastare il segreto, la cherubica guardianìa genetica che scaccia dall’albero portale i due avidi progenitori, trattati come ladri del frutto strappato all’albero della conoscenza.
Una conoscenza che rese l’uomo simile ai Viventi, allarmandoli al punto che lo scacciarono dal giardino perché non avesse accesso anche all’albero della vita immortale. Versetti 3:22, 3:23, 3:24 (in Genesi): “Ora che l’uomo è diventato simile a noi (avendo mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male) NON dobbiamo permettere che egli stenda la sua mano anche sull’albero della vita e, mangiandone, viva per sempre. E mise due cherubini a oriente di Eden per sbarrare la via all’albero della vita”.

La tavolozza, quanto mai accesa e brillante, attiva risonanze e rimandi al colorismo impressionista luminescente dell’oriente dello spirito. L’inesausta ricerca delle tracce anche letterarie delle origini della razza umana e del motivo della sua punizione ha portato Lidia Croce a concludere che l’umanità continua a scontare la colpa della sete di conoscenza che l’ha sempre animata. Ora che la scienza si sta avvicinando al Segreto, forze ctonie e oscurantiste (il Nazismo nel Novecento e Isis ai giorni nostri) possono fare inabissare la cultura scientifica per sempre, nella perenne notte della ignoranza armata.
Maria Maggiano



Una tela per Papa Francesco



nella chiesa madre di Rodi Garganico
DON MICHELE PIO
Inserito da DON MICHELE PIO 3 giugno 2014


Presso CHIESA MADRE SAN NICOLA DI MIRA Dal 02/06/2014 Al
30/06/2014

CHIESA MADRE SAN NICOLA DI MIRAVia Giuseppe Mazzini, 1,Rodi Garganico Orario 10:20

Dal 02/06/2014 Al 30/06/2014

Nella Chiesa Madre San Nicola di Mira a Rodi Garganico, il parroco Don Michele Pio Cardone aperto e attento a tutto quello che accade e che considera la parrocchia come una casa aperta al mondo, dal 1 giugno ospita un capolavoro di arte sacra di Lidia Croce, intitolato "Morte e Resurrezione"- scultura per altare. Può essere realizzato come scultura in terracotta o in bronzo. Questa tela è per un altare sacro e dopo essere stata esposta nella Chiesa Madre di Rodi Garganico sarà nelle mani di Papa Francesco in occasione della sua visita nel Molise a luglio quando il Papa sarà a Campobasso.

La composizione consta di due figure rappresentanti la storia di Gesù i cui momenti salienti sono espressi nel decadimento del corpo fisico e nella resurrezione.Morte e rinascita di ogni uomo e metaforicamente nella fede e simbolicamente anche nello spazio-tempo di un giorno: scendere nei bui abissi del dolore quotidiano o risalire nell'esaltazione di una gioia improvvisa. La materia realizza con la forma il pensiero che la sovrasta. La scultura non è decorativa all'altare ma essenziale per esprimere il concetto stesso del rito messianico ed è un tutt'uno con l'altare stesso che si regge, da un lato, inserendosi proprio nel corpo scultoreo.

La mensa in tavole d'ulivo, come in quei tempi, è semplice, rifiutando il sontuoso marmo.La scultura è valida anche per una piazza facendoci riflettere sul breve ciclo delle nostre vite che, almeno spiritualmente divengono eterne con la fede nella resurrezione. D'altronde l'approccio umano alla trascendenza sia nelle arti che nella letteratura è continuo nel tempo. Cioè i tentativi di avvicinarsi ai misteri dell'universo portano scrittori, artisti e musicisti a realizzare manufatti (come questa scultura) che non sono la verità conclusiva, ma forse uno scalino, pallido, incompleto che ci avvicina al raggiungimento di una dimensione misteriosa e spirituale che s'interseca con il quotidiano.

Lidia Croce pittrice e scultrice contemporanea è nata a La Spezia nel 1957, da una famiglia originaria di Canosa, studiò e si diplomò all'istituto d'arte di Bari cominciando poi ad insegnare educazione artistica negli istituti di città italiane quali Pienza, San Quirico d'Orcia, Poggibonsi. Si trasferì successivamente a Siena, sua città d'adozione, continuando tuttavia a produrre ed esporre le sue opere in diverse città d'Italia. Ben presto la Croce fece trapelare nei suoi dipinti un segno grafico deciso, che la contraddistinse per tutta la produzione successiva. Scelse di dipingere olii su tela e sanguigne ed iniziò a scolpire soggetti a carattere mistico e mitologico servendosi di diverse materie, dall'argilla al bronzo.Nel 1985 firmò un'esposizione personale a Los Angeles, presso lo Spazio Italia e nel 1997 espose per l'Università degli studi di Siena, per conto della quale realizzò la scultura "Radice Quadrata" che tuttora orna la facoltà di Matematica.

Alla fine degli anni novanta la sua attività la portò sempre più frequentemente in Puglia, terra alla quale fu da sempre legata per via delle sue radici canosine e che gli tributò per tutto il decennio successivo grande stima, ospitando le sue ultime opere e in alcuni casi offrendo il proprio territorio come sfondo espositivo permanente. Nel 2003 le fu assegnata dalla Comunità Montana del Gargano la commissione per realizzare tre monumenti bronzei di grandi dimensioni, destinati ai luoghi storici dei comuni garganici, tra cui il "Diomede Garganico" realizzato nell'arco di circa un anno e tuttora esposto in sede permanente nella via principale del centro storico di Peschici.

Negli anni successivi si successero mostre personali e produzioni pittoriche puntualmente evolutesi in omologhe sculture, come nel caso del Diomede, della Maternità, e del bronzo dell' Arcangelo per il Santuario di San Michele Arcangelo. Nel 2006 espose cento quadri a olio, inchiostro e sanguigna all'interno della chiesa di Padre Pio di Renzo Piano a San Giovanni Rotondo. Tra le altre, nel 2008 tenne una mostra personale a Peschici, mentre nel 2009 le fu dedicata un'esposizione presso la cattedrale di Ognissanti a Trani.Nel 2012 è stata ospite del Palazzo di Città di Rodi Garganico con una serie di opere pittoriche dedicate al mare e della Chiesa Madre di San Nicola di Mira in Rodi Garganico dove ritorna dopo due anni con questa splendia tela "Morte e Resurrezione" di cui vi ho ampiamente scritto (Concetta Padalino)

Antica Vendemmia


Critica e foto

Critica di Piero Giannini

Sorgono e si ergono da lussureggianti grappoli d’uva, quasi esalazioni bacchiche inebrianti e ubriacanti, cercando spazio in un enorme tino, i forti polpacci di maschi pigiatori. E’ il focus dell’ultima “sanguigna” di Lidia Croce (foto del titolo, accanto a un altro suo lavoro; ndr), in esposizione da domani, martedì 7 settembre, nella Corte e nelle Antiche Sale del peschiciano “Palazzo della Torre” (Via Colombo, 29) con altre opere della pittrice-scultrice ormai peschiciana d’adozione e senese di residenza. Rappresentazione di una delle centinaia, migliaia di scene appartenenti alla civiltà contadina ormai smarrite nella memoria di pochi anziani, la tela non si limita a riprodurla, anche se didascalicamente, ma viaggia ovviamente al di là, come nel miglior stile e nella migliore delle tradizioni dell’artista: la ricerca, cioè, di pathos in tutto ciò che la ammalia, l’affascina, la avvince, la intriga, stimolando le sue emotività e la sensibilità che possiede ridondante. Ciascuno dei protagonisti raffigurati - e sono tanti, corpi nudi tesi alla produzione del nettare degli dei e pronti a liberare le coscienze dagli orpelli della quotidianità - manifesta una propria vitalità reattiva all’evento. Dai volti di ognuno traspaiono concentrazione, fatica, “trance”, voglia quasi diabolica di assaporare i succulenti acini, desiderio incessante di perseverare nella ricerca di quella “joie de vivre” che anche una semplice quanto pragmatica spremitura nasconde nelle sue pieghe più profonde. Ecco il pathos, sofferenza ed emozione insieme, mai distinte, l’una propedeutica e complementare all’altra, due forze che si compenetrano e regolano l'anima dei pigiatori, in particolare la sua area irrazionale. Curioso notare come in quest’opera la spirale pathos (“forza emotiva” congeniale alla Croce)–tema prescelto (la pigiatura dell’uva) non si protragga all’infinito, ma abbia un termine. La “forza emotiva” - che promana aggressiva e prepotente dalla raffigurazione - era infatti strettamente collegata dagli antichi Greci ai riti misterici e quindi alle realtà rivenienti da Dioniso, che presso i Romani diventa Bacco, dio del vino e della vendemmia… E il cerchio è chiuso, la spirale lentamente si svolge e ricongiunge i suoi estremi. A margine di tutto ciò, nell’angolo basso a sinistra, un fanciullino pronto a richiamare quella voce, di pascoliana memoria, nascosta nel profondo di ciascuno di noi; fanciullino cui sono affidati l’eredità di una cultura e il testimone della tradizione. Anche se poi i tempi tecnologici li bruceranno sull’altare delle macchine e dell’ingegneria al servizio dell’uomo. Eppure, ne resta inequivocabile quanto inossidabile traccia nell’immaginario collettivo che non muore mai. Piero Giannini

Esposizioni in Corso


Il Navigatore Viestano



“NAVIGATORE VIESTANO”

Il particolare contribuisce a rendere il tutto, a significare il tutto. Il tutto è fatto di particolari. E di particolari nelle opere di Lidia Croce ce ne sono a iosa. È una caratteristica talmente pregnante dell’artista che non si può prescindere dallo scendere nel particolare osservando una sua opera. Pertanto, davanti a questo “Navigatore Viestano”, ancora una volta siamo stati sollecitati a comportarci così per comprendere a fondo il messaggio caratterizzante del nuovo lavoro della nostra amica.

Innanzitutto, utilizzando i mezzi che la tecnoinformatica ci mette a disposizione, computer e software annessi, abbiamo sezionato - letteralmente - la tela, ovviamente una sua immagine, in due parti, staccando la superiore dall’inferiore. E cominciamo proprio da questa, forse - ma non è detto - la più semplice e meno ricca di peculiarità e segnalazioni. Cosa si vede. Ciascuno di noi può rispondere in maniera diversa. Succede così nel figurativo, dove si rappresentano immagini riconoscibili del mondo intorno a noi a volte fedeli e accurate, a volte altamente distorte. Riguardo alla tela che abbiamo davanti ci troviamo a mezza strada: l’immagine generale è facilmente riconoscibile ma allo stesso tempo distorta. Diremo poi perché. Comunque, cosa si vede: la raffigurazione di uno spicchio del pianeta? La curvatura terrestre c’è. Una delle tante foto scattate dagli astronauti delle missioni spaziali Shuttle? Un ammasso di nubi osservato da qualche satellite artificiale? La linea della costa di una certa area geografica del globo? Oppure un grosso uccello, un gabbiano, una diomedea, un albatros, che in genere annunciano ai navigatori solitari l’approssimarsi della terraferma? O il riflesso di un improvviso lampo di luce sulla superficie marina? Tutto e forse niente di quanto elencato. Noi, per esempio, ci vediamo il profilo morbido dell’imbarcazione, chissà, di alluminio leggero per essere in grado di opporre riflessi, che rompe le onde azzurre e porta lontano il suo passeggero.

Ma… l’uccello? “E’ un porto!” dissi subito, e me ne è testimone la stessa Lidia Croce che tempo fa mi ospitava con un gruppetto di amici e sfidandoci chiedeva cosa fosse mai. Il suggerimento era venuto dalla serie quasi in parallelo di quello che avrebbe potuto essere il ciuffetto sulla testa del volatile. Un porto. E non un porto qualsiasi. Il porto di Vieste. Allora non potemmo immaginarlo, oggi che conosciamo la destinazione del lavoro - una scultura bronzea da dedicare, enti e istituzioni permettendo, allo scalo portuale della cittadina garganica nostra vicina - riconosciamo la linea costiera che forma l’ansa con i moli per barche da diporto debitamente allineati, la breve falesia dello “spacco di Rosinella” e l’ala di destra che richiama perfettamente “Punta San Francesco”. Abilità dell’autrice confondere le idee con un punto nero prima del becco messo lì a bella posta, riteniamo.

E passiamo alla parte superiore. Il particolare contribuisce a rendere, a significare il tutto e il tutto è fatto di particolari, abbiamo detto in esordio. E in questa sezione della tela ci troviamo dinanzi a una apoteosi di particolari. Tentiamo di elencarli, sicuri che ce ne sono sfuggiti diversi altri che forse qualcuno scoprirebbe, qualcuno più preparato di noi che non siamo critici d’arte ma semplici osservatori estensori di emozioni, le nostre personali.

1. Il personaggio-chiave
2. “I” personaggi-chiave
3. Lo strumento di navigazione
4. L’oggetto del viaggio o la causa della partenza (doppia interpretazione per lo stesso particolare)
5. Lo sdoppiamento della personalità o un duplice desiderio o una lotta interiore per un programma sbagliato (triplice interpretazione per lo stesso particolare)
6. La didattica delle scienze.


Verrebbe quasi da dire: “Cavolo quanta carne al fuoco!”

Abbiamo accennato all’arte figurativa, poco fa. Ma qua non si tratta solo di “figurativo”, qua scendiamo nel metafisico, nel trascendente, nell’ontologico, come d’altronde accade per tutte le opere di Lidia Croce. Esaminiamo allora questi particolari singolarmente.

1. Il personaggio-chiave. In primo piano, struttura possente del corpo, tipica del marinaio aduso a lotte e fatiche, a superare gli ostacoli che gli frappone il mare e obbligato dal fato a portare il pane a casa. Volto determinato, scevro da emozioni, sguardo rivolto all’infinito che non si trova dritto davanti a lui ma leggermente sollevato rispetto alla linea dell’orizzonte. Profilo netto, deciso. Perfettamente greco. Ulisse? Diomede? Uno degli eroi mitici tanto cari alla Croce? O l’allineamento naso-fronte vuole suggerire l’effetto dell’erosione dovuta ai venti e all’azione degli agenti atmosferici? Anche qui una doppia interpretazione. Quante, con questa nostra amica, che ogni volta ci lancia segni, segnali, messaggi, provocazioni e informazioni, nessi e contraddizioni, non per stupirci solamente, piuttosto per costringerci a pensare, a riflettere, a meditare, a non comportarci superficialmente, e sbatterci sul muso la dimensione di quel granello di sabbia che ci contraddistingue di fronte all’assoluto, all’eterno, all’immanente.

2. “I” personaggi-chiave. Sì, perché l’equipaggio di questa barca non si ferma al marinaio in primo piano. Oltre la figura principale, al di là della sua volontà, della sua determinazione, del suo progetto, c’è un’altra figura, più scura (la sua coscienza? il suo “alter ego” viscerale?) - se ne intravedono cosce e glutei, - con il viso rivolto nella direzione opposta, lo sguardo degli occhi chiusi puntato verso il basso, a differenza dell’ipotetico compagno di viaggio, verso la terra appena abbandonata, verso un orizzonte per lui più accessibile. E la testa… ma la testa non appartiene a quel corpo… Diremo poi!

3. Lo strumento di navigazione. Guardando il dipinto nel reale si rivela subito, se ne rileva la presenza con una certa facilità, no? Ma vi assicuro che per “scovarlo” ci sono voluti diversi ingrandimenti. Il timone. Visibile no? Eppure sovrastato dalla determinazione del navigatore, quasi a lui fuso, un tutt’uno col suo torace, a dimostrazione di una, sola, unica volontà: dove vai tu vado io, dove vado io vai tu. Se tu ti perdi io mi perdo, se tu decidi io ti seguo.

4. Oggetto del viaggio o causa della partenza. Abbiamo detto “doppia interpretazione”. Ecco un’altra delle caratteristiche che fanno di Lidia Croce un personaggio enigmatico. Mai nulla di assoluto, totalizzante nelle sue esegesi della realtà umana e sociale, mai niente che indirizzi verso una e una sola soluzione. Ma vediamo qual è l’oggetto della disamina. Eccolo: questa figuretta che si vede qui, di lato, mimetizzata nel sartiame e nell’equipaggiamento dell’imbarcazione, quasi una dotazione anche lei. Chi è? Una divinità protettrice la cui immagine scolpita è stata ritrovata a Punta Santa Croce in Vieste, la Venere Sosandra, la protettrice degli antichi marinai. Effigie ideale della donna lasciata a casa o inseguita nei viaggi per mare dal navigatore.

5. Sdoppiamento della personalità-duplice desiderio-lotta interiore = La parte più elevata del corpo umano è la testa. Sappiamo tutti perché sia posizionata in questa maniera. Ed è esattamente a questa altezza della tela che succede di tutto. La fantasia creativa della Croce qui si sbizzarisce. Dopo aver prospettato la presenza di un secondo navigatore, ci si attende la presenza di una seconda testa. E infatti l’artista la disegna, ma questa è come… amalgamata con quella del principale protagonista. Almeno appare così. Non c’è distacco infatti tra le due. Anzi, è proposta quasi si voglia raffigurare il navigatore viestano come novello Giano Bifronte, il dio bicefalo preposto alle porte (‘ianuae’), ai passaggi (‘iani’), ai ponti, e perché no… ai porti, di cui custodiva entrata e uscita sorvegliando le due direzioni con le due facce.

Motivo di tale scelta pittorica? D’acchito si direbbe sdoppiamento della personalità, ovvero in lui, nel “Navigatore Viestano”, al momento di affrontare un interrogativo domani, se ne sono formate due, ben distinte, ciascuna con caratteristiche proprie: una che insiste nel perseguire il fine prescelto - partire - e l’altra che lo trattiene o almeno ci tenta. Quale prevarrà? Non è dato sapere perché - e arriviamo alla seconda interpretazione - sussiste in lui un duplice desiderio: un desiderio di chiarezza (il volto biancastro del navigatore principale) nella propria esistenza, nelle proprie azioni, e un desiderio più oscuro (il volto cupo e tenebroso di quella che abbiamo definito coscienza). Ne viene - ed eccoci alla terza interpretazione - che nel soggetto sia in atto una furibonda lotta interiore: futuro o passato? domani o ieri? incognito o cognito? La risposta, se vogliamo accettarla come tale, è tutta nel sesto punto del nostro elenco.

6. Didattica delle scienze. Se non è stato agevole identificare l’esistenza del timone e quindi comprenderne la funzione nel contesto del quadro, non vi diciamo quanto sia stato difficile scoprire - quindi comprendere - la presenza di alcune formule - una chicca che la Croce predilige - nella parte più alta del dipinto, al di sopra delle teste, quasi a significare il prodotto della mente umana. Così abbiamo individuato sulla spalla destra del protagonista principale la famosissima formula di Einstein (E = mc2 dove ‘E’ rappresenta l'energia totale meccanica di un corpo, ‘m’ la massa in chilogrammi di quel corpo a riposo e ‘c’ la velocità della luce), formula oggi quasi messa in discussione dalla scoperta che esisterebbe qualcosa di più veloce della luce, i neutrini. La teoria del fisico, scienziato e matematico tedesco è chiamata “della relatività” e, senza scendere nello specifico, possiamo riassumerne il concetto generale dicendo che: tutto è relativo, anche la decisione di partire o restare del nostro personaggio, fuggire o rimanere, scegliere fra l’incerto e il certo, lasciarsi adulare da una circe o accettare il più sicuro e comodo rifugio della fanciulla rimasta sulla banchina.

Prima di finire, l’ultima sorpresa, perché con la Croce non ci si può attendere che sorprese: al di sopra delle due teste, altra formuletta, stavolta di Gottfried Leibnitz, padre del calcolo infinitesimale e precursore dell'informatica, a indicare la derivata matematica (fondamentale strumento di lavoro nel calcolo) con dy/dx.


Piero Giannini



Il grido del mondo, olio su tela, Lidia Croce, 2013. In esposizione a Peschici fino al 31 luglio, a “Palazzo della torre”, dimora d’epoca nel centro storico della cittadina garganica. Apertura serale Ingresso da Via Colombo, 23 - (ore 21,00 – 22,30).

La storia dell’Arte Sacra contiene innumerevoli immagini del Sofferente (il Christus patiens): la testa è reclinata sulla spalla, mentre il corpo è incurvato nello spasimo dell’agonia. Da duemila anni gli artisti s’interrogano su quanto sia veramente accaduto sul Monte Calvario.
I loro quadri rappresentano modelli interpretativi per chi li guarda. Gli artisti classici ricompongono il mondo tramite la bellezza, gli espressionisti - invece - lo scompaginano, lasciando a chi guarda l’Opera il travaglioso compito di rimetterne insieme i pezzi.
Ne Il grido del mondo, il Maestro Croce - sotto l’apparente copertura della bellezza - manda il mondo nuovamente in frantumi, tramite la vibrazione dell’Eloì, Eloì, Lammà Sabactani. Il puro agnello sacrificale avverte che si avvicina l’istante in cui lo spirito si ritrarrà dal corpo che sta per essere raggiunto dalla lancia scagliata dall’odio. Il dinamismo dell’azione è raggelato nei due successivi momenti della Rassegnazione della vittima predestinata (la figura al centro del quadro, nel buio a destra) e dell’ultimo interrogativo Grido del mondo (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?) - che tuttora attende una risposta.
Il grande tema teologico è stato il banco di prova di una miriade di artisti, a cominciare dagli spigolosi quadri medievali (si ricorda il tridimensionale Crocifisso di Santa Croce di Cimabue - d’ispirazione bizantina -, e il bidimensionale Cristo Giallo di Paul Gauguin; ma anche - la prospettica Deposizione di Andrea Mantegna): sono questi i riferimenti colti che l’artista cita più volentieri come antecedenti e che ne hanno nutrito e irrobustito il segno. Maria Maggiano




17 Luglio Dialetti Garganici
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esposizione a trani

Durante la stagione concertistica 2010 - 2011 all'audiorioum ex chiesa di S.Luigi di Trani, sarà possibile vedere la scultura di Lidia Croce: Adamo ed Eva
Critica di Petrioli e Carli


torrione peschici gargano
  • Esposizione nel palazzo Della Torre -Peschici

  • (Centro Storico)
    Da Martedì 8 Settembre 2010, esposizione delle opere pittoriche e scultoree di Lidia Croce, nel palazzo Della Torre
    Siete invitati a visitarla



    Lidia Croce

    Cavalli d' Acciaio



    Esposto nel salone di Rubeca Motors
    Città della Pieve (PG)

    Cavalli d' Acciaio

    Strettamente connesso al cavallo nei tempi passati, l' uomo ne ha immaginato uno metallico: l' automobile, che ne riproduce i tratti fondamentali:l' alimentazione, il tubo di scarico, gli occhi nei fari, la sella in comodi sedili. L' uomo si prolunga nell' auto come prima nel cavallo. In questa mia tela lo vediamo incastonato nei metalli come i cavalli stessi che simboleggiano la forza- motore. Prigioniero schiavo e padrone di questo essere meccanico che nel contempo gli dà velocità e resistenza, ciò che il corpo non ha mai avuto e che fa parte del sogno umano di supremazia e potenza.

    (olio su tela m.1x2 h)









    "l' Ecologo"



    Lidia Croce ESTATE 2010

    Esposto nei percorsi museali del castello

    Castiglion del Lago Trasimeno

    + Critica Petrioli



    Lidia Croce



    "La Creazione dell'acqua"

    ESTATE 2010


    LA CREAZIONE DELL' ACQUA


    (olio su tela m. 1x2h)

    Secondo alcune filosofie e credi religiosi il Creatore è "nel creato stesso": coincide cioè con ogni punto dello spazio-tempo, ma nella sua potenza intrinseca ed estrinseca ciò non esclude che Egli possa essere contemporaneamente dentro e fuori il creato stesso proprio in virtù del superamento delle logiche umane. In questa mia tela Egli "è" l'acqua stessa, data all' uomo come dono curatoivo e lenitivo delle sue imperfezioni terrene.Questo è lo studio per una scultura di piazza molto adatta per una città termale come Chianciano.

    Lidia Croce









    Agrumeto sul Gargano


    san menaio,agrumeto
    Agrumeto sul gargano

    Lidia Croce


    ESTATE 2010

    Esposta Hotel S.Menaio Garganico(FG)










    "Il Saliniere"




    lidia croce

    Il saliniere di Puglia Critica di Siro Palladino Studio per un’opera in bronzo di Lidia Croce

    È il monumento all’identità culturale salinara. Ma forse nel paese delle saline non lo vedranno mai. Per il momento i suoi abitanti devono accontentarsi di uno studio, realizzato in olio su tela, dalle dimensioni imponenti (160 x 240). Tuttavia l’artista Lidia Croce, autrice dell’opera, non demorde e continua a immaginare il suo progetto incastonato nel panorama di Margherita di Savoia, città del sale alla quale è unita da un forte legame affettivo. La tela è rimasta esposta per oltre due mesi a Palazzo di Città calamitando gli sguardi della gente del luogo, che in quell’immagine può rivedere le sue stesse origini.
    L’opera, che come detto rappresenta uno studio per un monumento in bronzo, riproduce la figura stilizzata di un saliniere a torso nudo, intento alla sua fatica quotidiana. Attorno a lui ruotano gli elementi naturali che ogni giorno collaborano all’eterno ripetersi della formazione di nuovi cristalli di sale, caratteristica essenziale dell’identità di questo piccolo paese della Puglia: il mare, con le sue onde spumeggianti, che attraverso un complicato sistema di canali dà la sua forza ai placidi bacini della salina; il vento, che si rivela dai capelli mossi del saliniere e che tanta parte riveste nella formazione di nuovi cristalli di sale; infine nel quadro ritornano elementi grafici che del sale ricordano la composizione chimica: H (idrogeno), He (elio, che a sua volta richiama l’effetto dei raggi del sole sulla salina) e H2O (acqua). H + He + H2O = NaCl, ossia cloruro di sodio. Più semplicemente, sale. Ecco riprodotti attorno alla virile figura del saliniere gli elementi naturali e i loro simboli grafici che, come in una eterna danza, rinnovano ogni giorno il piccolo miracolo della creazione all’interno dei bacini della salina. L’artista rende l’immagine visiva delle distese di sale che brillano sotto il sole della Puglia con dei riflessi color oro, come quelli che la salina sprigiona nei tramonti d’estate. Sottili giochi di colore che, attraverso elaborate tecniche di politura, la Croce già immagina nell’opera in bronzo. Dallo studio su tela si intuisce come la figura del saliniere venga ricondotta - attraverso le sue linee scolpite, rigorose, geometriche - alla natura stessa del suo inseparabile compagno di vita, il cristallo di sale. Un’opera che rappresenta una sintesi antropologica dell’identità culturale del luogo.

    Nella visione di Lidia Croce l’arte si propone dunque come punto di partenza per la promozione turistica del territorio, secondo una lettura che l’autrice ha già presentato con successo in numerose località del Gargano. La proposta per la realizzazione di una scultura in bronzo (o, in alternativa, di una riproduzione in terracotta su scala ridotta) è stata già formalizzata all’amministrazione comunale di Margherita di Savoia ma per il momento, rivela l’artista, è in stand by.

    Ad onta della sua bellezza e dei suoi marcati richiami con il territorio, l’opera rischia dunque di non vedere mai la luce. O di essere costretta ad “emigrare” verso altri lidi (si pensi, ad esempio, a Cervia) dove la lavorazione del sale ha saputo creare ricchezza diffusa.

    Sarebbe l’ultima analogia fra la figura pensata da Lidia Croce ed il saliniere di Margherita di Savoia. La più amara.

    Siro Palladino




    Hotel Terme, Margherita di Savoia Ago/settembre 2010

    Lidia Croce

    "Antica Vendemmia"

    Lidia Croce


    ANTICA VENDEMMIA

    In questo grande tino ricolmo d' uva e di personaggi, alcuni nel tradizionale atto della pigiatura dei grappoli, altri che ne assaporano già il succo prelibato, altri ancora nell' effetto dell' estasi alchemica che levitano da terra verso la coppa in alto nello spazio astratto della tela,c'è quasi tutto il rito della vendemmia antica. La mia composizione può preludere anche ad una scultura di piazza in bronzo, o in terracotta per interni, o ad un grande quadro ad olio a colori, di m. 4x2 di h che include anche la raccolta del frutto nei vigneti. Questo mio studio mi ricorda i riti voodoo, per la danza flessuosa ed estatica dei corpi nello spazio. Sottolineo che l' ispirazone mi è stata data dal vostro vino rosso Salice Salentino che veramente sembra, e non solo a me, il Nettare degli Dei.













    ESTATE 2010

    Apricena- città della pietra

    da sabato 3 ottobre è in corso nella sala

    gentilmente offerta dall'associazione culturale pdl in piazzale costa una

    mostra di Lidia Croce.

    10 progetti grafici per sculture ed un bozzetto in bronzo: la Creazione alla mostra erano presenti la presidentessa del club, Dottoressa Angela Tartaglia ed alcuni industriali della pietra. E' STATO PRESENTATO IL PROGETTO DI COLLABORAZIONE PER TRASFORMARE L'INDIRIZZO TRADIZIONALE DELLE IMPRESE LITICHE DA UN SETTORE COMPLETAMENTE EDILE AD UNO ARTISTICO CHE POSSA PRODURRE SCULTURE DI GRANDI DIMENSIONI. NEL PROGETTO APPARE ANCHE L'ISTITUZIONE DI UNA SCUOLA DIRETTA DALL'INSEGNANTE ARTISTICA AFFIANCATA DA UN TECNICO DEL PANTOGRAFO. SARA' AVVIATO AL PIU' PRESTO L'ITER PER LA REALIZZAZIONE DI QUESTE RISOLUZIONI CONDIVISE DA TUTTI I PRESENTI. L'eccellente organizzazione pratica della mostra si deve alla gentilezza della maestra d'arte FILOMENA PALMA.

    Ulisse,Adamo ed Eva, Diomede: depliant

    Hotel BorgoMarina (rodi)
    è in corso la mostra del bozzetto in bronzo 'Adamo ed Eva'

    Clicca quì per la critica


    Mostre del mese di settembre 2009:


    -Gargano: Bozzetto in bronzo Adamo ed eva
    -hotel BorgoMarina (Rodi Garganico)
    -Hotel Gusmay (Peschici)
    : dipinti
    Hotel Seggio (vieste)
    Hotel Palace (Vieste)

    Invito mostra -progetto di scultura per il porto di Vieste
    Invito mostra -progetto di scultura per la città di Rodi




    Diomede

    - Peschici

    Clicca sulla foto per la critica e il depliant

    Chiesa dei templari trani - Luglio 2009

    mostra di pittura di Lidia Croce.
    13 opere di pittura di grandi dimensioni (tutti progetti di sculture)
    Clicca per leggere la critica









    Maternità

    scultura "Maternità"

    clicca per la critica ed i particolari











    IL GIORNALISTA MICHELE CRISTALLO IN VISITA ALLA MOSTRA DI TRANI.





    You can see uninterruptedly few scultures of L.C. placed in Siena, Canosa di Puglia, Margherita di Savoia (pinacoteca) and Venice. Other works are to be completed. This is only a little set of samples of all the works of this artist. Numerous are the exhibitions mode all over the world. Some works are at those's disposal that are hand of art. The great arti of art Enzo Carlo has wrote of Lidia Croce: The artist has preparied tru scultures refonding matematics. For this works is waiting for a committent.



    Contatti telefonici di Lidia Croce: 320 9304683 - 334 1029299
    miosire@yahoo.it

    Entra





    Attualmente Lidia Croce espone in contemporanea nella chiesa dei templari di Trani dal 15 al 30 Luglio.
    Nel Palazzo Della Bella di Vico del Gargano dal 15 Luglio al 15 Agosto




    IL SOGNO INFINITO Templari
    maternità adamo ed eva di LIdia Croce

    Peschici - sala comunale


    da lunedì 13 a venerdì 17 ore 8-13 / 16-19
    Mostra Opere pittoriche di Lidia Croce sulla salvaguardia della natura e dei Beni Culturali.
    vedi articolo della mostra



    FRANCIGENA

    Tela di Lidia Croce

    Mostra il 6 Novembre alle ore 18.00 Canosa di Puglia sara' presentato il dipinto: '' L'ECOLOGO'', opera di LIDIA CROCE. OASI MINERVA


    Foto del Monumento Bronzeo 'Diomede' "

    ''MATERNITA' terracotta'


    Scultura -ADAMO ed EVA-

    Associazione amici della musica ''IGNAZIO CIVERA''- MARGHERITA DI SAVOIA''
    Il Saliniere


    Sgarbi con Lidia Croce e Monsig.Felice Bacco

    Pagine di Lidia Croce ad Aurea 2006


    Mostra nella basilica dell'Arcangelo Michele in Monte Sant'Angelo,dicembre 2006


    Articolo di Ottobre su 'www.capitanata.it


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